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(1) PER BAGNOLI

di Carmine Attanasio

(Primo firmatario dell’emendamento del parco di 120 ettari)

OCCORRE UNA MODIFICA RADICALE DEL PIANO DELLA ZONA OCCIDENTALE

L’impostazione data al recupero dell’area occidentale è confusionaria, si annunciano una serie di realizzazioni ognuna scollegata dall’altra senza un tema comune che identifichi la vera vocazione di quell’area che è, e deve essere, quella di attrattore turistico. Insediamenti produttivi che non si collegano a questo filone devono essere evitati ed avviati verso l’ex area industriale di Napoli est. La zona di Bagnoli dovrebbe essere destinata soprattutto alle attività marine, culturali e dello spettacolo. La realizzazione di un “parco della musica, della produzione televisiva e cinematografica” e della “città della vela” di sicuro porterebbero in quest’area migliaia di visitatori al giorno creando almeno trentamila posti di lavoro tra diretto ed indotto. Basti pensare ad un parco a tema, unico nel suo genere in Italia, che potrebbe valorizzare l’enorme ricchezza culturale della città di Napoli rappresentata dalla musica e dal teatro. Il parco di 120 ettari dovrebbe prevedere: la messa a dimora di ventimila alberi - la realizzazione di un palarock di  20.000 posti - una sala polifunzionale di 3000 posti (un vero auditorium)  per concerti, rappresentazioni teatrali, congressi e produzione televisiva - un museo della musica e del teatro napoletano - studi cinematografici - sale d’incisione e di ascolto musica - negozi di souvenirs e strumenti musicali - parco giochi a tema musicale e teatrale - ristoranti, pizzerie, bar, pub e discoteche con musica dal vivo. All’esterno del perimetro del parco dovrebbero essere realizzate 3000 camere d’albergo in strutture di massimo tre piani, circondate da alberi, e non 750 come prevede la variante occidentale.  In merito ai collegamenti, per evitare le caotiche situazioni di traffico che già si stanno registrando in occasione di manifestazioni ed eventi a Bagnoli, sarebbe opportuno creare un apposito collegamento sotterraneo su ferro tra l’ingresso del futuro parco, lato costone di Posillipo, e la stazione dei campi Flegrei, per permettere in futuro l’interscambio con la linea 6 e la metropolitana collinare, e l’interscambio su gomma utilizzando gli ampi parcheggi a raso e sotterranei che già sussistono nella zona dello stadio San Paolo e della mostra d’Oltremare. I parcheggi sotterranei a Bagnoli dovrebbero servire invece solo per i turisti che provengono da fuori regione. Un progetto questo che se attuato potrebbe rappresentare un eccezionale catalizzatore di costanti flussi turistici. Un accordo di programma ratificato poi dal Consiglio Comunale di Napoli  potrebbe portare all’occupazione  di 20 dei 120 ettari destinati al parco verde  previsto dalla variante di salvaguardia dell’area occidentale e all’utilizzo degli spazi della colmata, se non più rimossa, per realizzare tutto quanto occorre per lo svolgimento di gare veliche, creando il villaggio della vela a ridosso del porto previsto dalla stessa variante di salvaguardia. La Città della Vela rappresenterebbe nei fatti la ciliegina sulla torta in quanto, oltre a dare fiato all’industria nautica, potrebbe permettere in futuro lo svolgimento di un eventuale Coppa America o di un’Olimpiade. Mare, musica e teatro immersi in uno scenario di incomparabile bellezza ambientale qual’è il sito di Coroglio, il tutto per un connubio vincente scaturito dalla realizzazione di un piano eco-compatibile che possa portare quello sviluppo e quel lavoro che da tanto la città partenopea attende e che tanto è auspicato in questi giorni dalle realtà imprenditoriali della nostra regione. Questo progetto è stato presentato più volte alle istituzioni preposte e alla stampa cittadina fin dal 1994 ed il riproporlo puntualmente ogni qualvolta si parla di Bagnoli scaturisce dalla voglia di contribuire al miglioramento del piano, a renderlo eco-compatibile e far comprendere che Napoli non può perdere la grande occasione di creare un volano di sviluppo omogeneo collegato alle ricchezze culturali e paesaggistiche del proprio territorio. Ultima considerazione è quella che una tale realizzazione attirerebbe di sicuro l’attenzione dei grandi investitori statunitensi che, dei parchi di divertimento, hanno fatto il grande business in territori come la Florida e la California.

 

 

(2) BOULEVARD CARACCIOLO E BATEAU MOUCHE

di Carmine Attanasio

(Promotore dell’isola pedonale realizzata nel 1995)

 

IN VIA CARACCIOLO, NUOVO RIASSETTO DEL FRONTE MARE

 

Occorre aprire una discussione sulla necessità di valorizzare lo splendido lungomare della nostra città. Di pedonalizzazione si parla ormai da decenni e devo dire che fu proprio il quotidiano “Il Mattino” a riaprire il dibattito sulla necessità di un assetto definitivo della zona nel lontano 1994 invitando i lettori ad inviare proposte. Tra le tante fu scelta quella dell’architetto Massimo Rosi, che proponeva, in maniera intelligente, la pedonalizzazione di via Caracciolo dagli aliscafi fino alla confluenza con viale Dohrn. A seguito di quella iniziativa il sottoscritto si attivò fin da subito in Consiglio Comunale riuscendo a raccogliere in soli due giorni, a sostegno della proposta di pedonalizzazione di via Caracciolo, le firme di 45 consiglieri comunali di tutti i partiti e oltre mille firme di cittadini; la stessa prevedeva la pedonalizzazione sperimentale del tratto di via Caracciolo compreso tra piazza della Repubblica e la confluenza con viale Dohrn. Dal 1995, grazie al mio Ordine del giorno approvato in consiglio comunale, partì la pedonalizzazione estiva di quei seicento metri di strada e fu subito successo di pubblico e di iniziative, fra tutte ricordo “La Rotonda sul mare”. Fui poi promotore di un concorso nazionale di idee e progetti “sull’isola”. Ne furono presentati 72 e gli stessi in seguito furono oggetto di una mostra nella villa comunale. Negli anni a seguire, con la mia uscita dal consiglio Comunale di Napoli, l’idea di una pedonalizzazione definitiva è stata accantonata e penso che questo sia anche giusto perché con i lavori in corso per la realizzazione della linea 6 una tale ipotesi, in questo momento, non è nemmeno da prendere in considerazione. Ciò non toglie che finiti i lavori si dovrà seriamente pensare di rendere via Caracciolo la più grande e affascinante “promenade” del mondo e non una pericolosa “autostrada” com’è adesso. Il 9 luglio del 2007 ho ottenuto, in qualità di Presidente dell’associazione ambientalista Verdecologista, una riunione sul tema convocata dal Presidente della commissione mobilità del Comune di Napoli e per oggetto vi era la proposta, redatta graficamente dall’architetto Antonio Memoli, di pedonalizzazione di via Caracciolo e la contestuale realizzazione di 1260 posti auto. Con tale proposta, regolarmente depositata e regalata alla città, si conta di pedonalizzare definitivamente via Caracciolo, dopo la realizzazione delle fermate della Linea 6 della Metropolitana,  dall’altezza degli Aliscafi (via Campanella) fino alla confluenza della stessa con viale Dohrn. Il traffico veicolare, riorganizzato con opportuni sensi di marcia tra le direttrici di via Antonio Gramsci, via Giordano Bruno e via Piedigrotta, da Piazza Sannazzaro dovrebbe proseguire contromano rispetto alle attuali direttrici di viale Dohrn e di viale Gramsci, creando un ampio senso rotatorio con la Riviera di Chiaia attorno alla villa Comunale. Dallo stesso snodo di piazza della Repubblica potrebbe essere servita una zona di parcheggio sotterraneo a due piani (uno per residenti) lungo il tratto di via Caracciolo, che non  presenta essenze arboree, che va da piazza della Repubblica a via Campanella (Aliscafi). Una seconda zona di parcheggio potrebbe essere collocata in interrato lungo la via Giordano Bruno che potrebbe essere così sottoposta ad un progetto di riqualificazione urbanistica dopo essere stata sgomberata dalle auto in sosta. La congiunzione pedonale della villa Comunale con l’isola, anche per impedire i rallentamenti dovuti agli attraversamenti pedonali,  dovrebbe poi avvenire attraverso un piccolo sottopasso stradale per le auto da realizzare all’altezza della confluenza di via Caracciolo con viale Dohrn. La riqualificazione del Lungomare interconnesso con la Villa si prevede sia affidato ad un progetto particolareggiato in cui si chiede di approfondire tra l’altro: l’inserimento di una nuova area di sosta “rotonda belvedere a mare” a duplicazione di quella oggi presente in fregio al Monumento a Diaz, riproposta ad esempio in asse al Monumento allo Scugnizzo di piazza della Repubblica, la sistemazione di una banchina per natanti destinati a percorsi panoramici lungo la costa a pubblico e privato servizio, il rafforzamento del sistema di difesa a mare (scogliere) da raccordare pedonalmente con ulteriori percorsi panoramici, lo sviluppo di una pista ciclabile da largo Sermoneta a piazza del Plebiscito, la riconversione ad uso culturale (ad es. Museo del Mare) del complesso immobiliare, oggi sede del Consolato U.S.A., che dovrebbe trovare ubicazione in siti più adeguati alla sua sicurezza e protezione. L’accessibilità alla zona in prospettiva farebbe prevalentemente affidamento sul sistema del trasporto pubblico, in particolare attraverso le Stazioni Arco Mirelli, S. Pasquale e Martiri della Linea Metropolitana 6 e Mergellina della Linea Metropolitana 2.                          

 

 

(3) AREA EST: NO ALL’INCENERITORE SI ALLO SVILUPPO

di Carmine Attanasio

(Proponente del progetto Pompeiworld)

La sistemazione di un inceneritore nell’area est può mettere la parola fine all’ipotesi di sviluppo pensata per quell’area già degradata e inquinata. Le persone oneste devono opporsi con tutte le loro forze a questa scelta sciagurata che evidenzia, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la pochezza ideologica e programmatica della giunta comunale uscente. Dalla netta opposizione a certe scelte si è passati ora, per la paura di perdere consensi, all’asservimento e alla rincorsa del modello di vita e di sviluppo prodotto da Berlusconi e da questo centrodestra. Non dico un semplice no ad un inceneritore che non serve e che inquina ma propongo, già da circa cinque anni dopo averne già parlato in consiglio comunale nel lontano 1997,  un’alternativa che permetta la realizzazione di diecimila camere d’albergo nell’area est attraverso la realizzazione di “Pompei Universal Studios” (POMPEIWORLD). Proposta raccolta nel febbraio di quest’anno dal Presidente del Napoli Aurelio De Laurentis.

Quello che si propone è la realizzazione di un avveniristico parco giochi ambientato nel 79 dopo Cristo nel quale sia prevista la ricostruzione dei palazzi e delle ville pompeiane con al loro interno giochi che raccontino la storia di quella civiltà scomparsa. Si potrebbe ad esempio inscenare un’eruzione del Vesuvio con tecniche simili a quelle usate nel parco Universal Studios in Florida per trasportare i visitatori nella vita che si conduceva nell’antica Pompei, attraverso un percorso storico e didattico legato al gioco e al divertimento. Una tale struttura potrebbe attirare di sicuro migliaia di visitatori al giorno da tutto il mondo facendo sì che la nostra città diventi meta stabile e continua di flussi turistici. Il tutto nella convinzione che Napoli debba dotarsi di grossi attrattori per tenere quanto più tempo possibile i turisti in città. Pompei è nella mente e nel cuore di tutti gli abitanti di questo pianeta e una simile realizzazione porterebbe alla riqualificazione e alla valorizzazione di tutto il territorio circostante e alla realizzazione di quarantamila posti di lavoro tra diretto e indotto.

 

 

(4) NUOVO LAVORO TUTELANDO LE AREE VERDI

di Carmine Attanasio

(promotore di un atto deliberativo consegnato alla giunta Bassolino nell’anno 1999)

 

FARE IMPRESA NELLE AREE VERDI

Con questa proposta di atto deliberativo chiedevo di affidare, tramite bando, ad associazioni, privati e comitati di cittadini, una parte degli spazi verdi esistenti o quelli che lo potrebbero diventare utilizzando aree verdi comunali, aree pubbliche abbandonate o aree messe a disposizione dagli stessi privati. L’idea consiste nel permettere a privati, associazioni e comitati di cittadini di poter fare impresa eco-compatibile nel 10% delle stesse (chalet, ristorantini, attività  ludiche e sportive ecc…), mentre il restante 90% , attrezzato a verde con manutenzione a carico degli stessi privati, dovrebbe essere a fruizione gratuita per i cittadini. Questo consentirebbe la creazione di circa mille nuovi posti di lavoro consentendo al Comune di liberarsi dagli enormi costi gestionali che incidono enormemente sul proprio bilancio. Si potrebbero utilizzare i giardinieri più giovani per la gestione dei grandi parchi pubblici, per la manutenzione delle aiuole e delle fioriere e per la potatura delle essenze arboree stradali, mentre i più anziani potrebbero svolgere altre mansioni in attesa del pensionamento e non essere più sostituiti in organico che così verrebbe gradualmente ridotto senza colpo ferire. Bisogna risolvere immediatamente il problema del verde pubblico in questa città e questa iniziativa, nel momento di massima crisi delle casse comunali, potrebbe rappresentare una vera e propria panacea. Il Comune non può più concedersi “sacche di nullafacenza” inspiegabilmente pagate per poi comunque rivolgersi ai privati per le potature ed altri servizi.  Nello stesso tempo le aiuole e le rotonde spartitraffico dovrebbero essere affidate alla cura di ditte e aziende private che dovrebbero farsi carico della loro sistemazione e manutenzione in cambio della sistemazione nelle stesse di loro discreti messaggi pubblicitari, così come proposi nel 2003 quando ero assessore al comune di Melito di Napoli.

 

 

(5) NAPOLI CITTA' DEGLI ALBERI

                                    di Carmine Attanasio

 

Il progetto “Napoli città degli alberi”, la ville des arbres com’era denominata la nostra città alla fine dell’ottocento, nasce nel 1989 con la nascita dell’associazione ambientalista “La Terra nostra” che aveva come unico scopo del suo statuto quello di piantare alberi in città. L’associazione non aveva nè sedi e nè telefoni ed i soldi degli iscritti alla fine di ogni anno servivano esclusivamente per l’acquisto e la messa a dimora di alberi. Quando fui eletto in consiglio comunale come primo atto del mio insediamento feci stanziare 50 milioni delle vecchie lire strappati simbolicamente dai 4 miliardi e 50 milioni che Vito Alfredo aveva restituito alla città con il suo patteggiamento della pena. In seguito feci stanziare altri fondi in bilancio ed a Napoli, tra il 1996 ed il 2000, furono messi a dimora circa ottomila alberi. La più grande opera di riforestazione mai avvenuta in città. Purtroppo dal 2002 ad oggi sono stati più gli alberi tagliati che quelli piantati per una sciagurata gestione del verde pubblico ormai abbandonato e senza manutenzione. Al mio ritorno in  consiglio comunale mi batterò affinché Napoli possa avere centomila nuovi alberi e ritornare così ad essere “la ville des arbres”.


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